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FatturaPA e SdI per l'officina

FatturaPA e SdI: dove passa la tua fattura

In Italia non c'è nessuna scadenza da aspettare: la fattura passa dal Sistema di Interscambio nel tracciato FatturaPA da anni, forfettari compresi, ed è routine quanto la revisione. Werkstattsystem non trasmette allo SdI e non produce il file FatturaPA: dall'ordine di lavoro nascono il documento in PDF e i suoi valori nel formato europeo EN 16931, mentre l'invio allo SdI resta al tuo gestionale di fatturazione o al commercialista.

Il tracciato che vale in Italia

In Italia vale la fattura in XML FatturaPA che passa dallo SdI. EN 16931 (UBL, profilo Peppol) è lo standard europeo degli appalti UE e delle operazioni transfrontaliere: è quello che produciamo, e non sostituisce FatturaPA.

Emettere e conservare sono due obblighi

Lo SdI risponde a ogni fattura e la conservazione a norma è un adempimento a parte, per dieci anni. La conservazione a norma non la facciamo noi: resta al canale che trasmette o al commercialista.

Lo scarto lo decide una macchina

Una partita IVA sbagliata o un destinatario incompleto e lo SdI scarta il documento, senza telefonate. Qui i dati si raccolgono in accettazione, quando chi porta l'auto è ancora davanti a te.

Cosa ottieni

Quattro aree. Un unico sistema.

Sito, officina, magazzino e team lavorano insieme — invece di cinque programmi separati. Cosa è incluso di preciso lo vedi nelle tariffe.

Ordini di lavoro in officina

Ordine di lavoro, tempi, difetti e controllo qualità in un unico posto — dall'accettazione alla chiusura.

Fatture e fattura elettronica
Numerazione progressiva, blocco, PDF e fattura elettronica EN 16931 — direttamente dall'ordine di lavoro.
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Voci e totali direttamente sull'ordine di lavoro.
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Nel dettaglio

Tracciato, canale, conservazione: dove passa la fattura e dove finisce il nostro pezzo

Qui non c'è nessuna scadenza da aspettare

Chi apre la stessa pagina in tedesco o in francese trova un conto alla rovescia: là la fattura elettronica sta arrivando, e mezza pagina serve a dire da quando. In Italia quel capitolo è chiuso da anni. La fattura passa dal Sistema di Interscambio nel tracciato FatturaPA, e per un'officina è routine quanto la revisione biennale.

Si vede anche da fuori: fatturazione officina, fattura elettronica officina, fatturazione elettronica autofficina non hanno un solo suggerimento in Google. Non perché il tema sia irrilevante, ma perché non è più una domanda. Nessuno cerca quello che fa già.

Le domande che restano sono tre, e sono operative:

  • Per quale canale esce la fattura? Il tuo gestionale di fatturazione, il commercialista, un servizio a parte. Uno dei tre, e conviene saperlo per nome.
  • Chi guarda le ricevute? Lo SdI risponde sempre, e a volte risponde male. Se nessuno apre quelle notifiche, il problema si scopre dal cliente.
  • Chi conserva, e da quando? È un obbligo separato dall'emissione e non parte da solo.

E se in questo momento hai davvero una scadenza aperta, non riguarda le fatture: riguarda i rifiuti. È il 15 settembre 2026 del RENTRI, ed è raccontato per intero sulla pagina del gestionale.

FatturaPA e EN 16931 non sono due nomi della stessa cosa

Sono due tracciati diversi, e la confusione tra i due è l'unico errore di questa pagina che costerebbe caro.

  • FatturaPA è il tracciato XML italiano. È quello che passa dal Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, ed è l'unico che in Italia vale come fattura.
  • EN 16931 (in UBL, profilo Peppol) è lo standard europeo. Serve negli appalti pubblici europei e nelle operazioni transfrontaliere. È uno standard vero e non è un ripiego — ma non è un formato interno ammesso in Italia.

Detto senza giri di parole, perché è la cosa che devi sapere prima di guardare qualunque altra pagina di questo sito: Werkstattsystem produce il documento in PDF e nel formato europeo EN 16931. Non produce il file FatturaPA e non trasmette allo SdI. L'invio resta al tuo gestionale di fatturazione o al commercialista, e con l'invio ci resta la conservazione.

Qui nascono il lavoro e i suoi valori: le voci, le ore, i ricambi, la targa, i chilometri, il totale. È la parte che il tuo canale di fatturazione non sa costruire, perché non era in officina quando la macchina era sul ponte. Cosa deve portare il documento sta sulla pagina della fatturazione.

La domanda da fare a noi e a chiunque altro, con queste parole esatte: il file che generi è FatturaPA, e chi lo manda allo SdI? Sono due domande, non una, e alcuni fornitori rispondono solo alla prima.

Tre convinzioni che in Italia costano

«Se il formato è conforme allo standard europeo, in Italia va bene.» No. EN 16931 è uno standard vero e riconosciuto, e in Italia non è un formato interno ammesso: la fattura italiana viaggia in FatturaPA attraverso lo SdI. È esattamente la ragione per cui questa pagina dichiara il proprio confine invece di cavarsela con la parola compatibile, che non vuol dire niente.

«Se il programma l'ha prodotta, la fattura è emessa.» No. È emessa quando lo SdI l'ha accettata. Tra il momento in cui il documento esce dal gestionale e il momento in cui esiste per il fisco c'è un passaggio che può fallire, e fallisce in silenzio se nessuno legge le ricevute. Un totale stampato non è una conferma di niente.

«Se ne occupa il commercialista, non mi riguarda.» Metà vero, e la metà sbagliata è quella cara. Il commercialista trasmette e in genere conserva; i dati, la numerazione e la responsabilità restano tuoi. Le ricevute di scarto tornano su un documento che porta il tuo numero, e le anagrafiche incomplete le completi tu, perché il cliente lo hai visto tu. La divisione dei compiti va chiarita una volta, per iscritto — il blocco qui sotto elenca cosa chiedergli.

Lo scarto: a rispondere è una macchina, non una persona

Una fattura consegnata al Sistema di Interscambio non è ancora una fattura emessa. Lo SdI la controlla e risponde: se qualcosa non torna, la scarta e rimanda indietro una ricevuta con un codice di errore. Fino a quel momento, quel documento non esiste.

È la differenza più grande rispetto alla carta, ed è tutta nel tono: non c'è una telefonata, non c'è un impiegato che chiama per chiedere se intendevi via Roma 4 o via Roma 14. C'è un codice.

Le cause tipiche in un'officina sono sempre le stesse, e nessuna riguarda il lavoro fatto sull'auto:

  • Partita IVA o codice fiscale che non corrispondono all'anagrafica reale del cliente.
  • Destinatario incompleto: manca il recapito a cui la fattura deve arrivare.
  • Importi che non quadrano tra righe, imponibile e totale.

Sul rimedio conviene farsi dire la procedura esatta dal canale che trasmette, perché è lui a ricevere le ricevute. L'indicazione generale è che esiste una finestra breve — cinque giorni dalla notifica di scarto — per rimandare il documento corretto con lo stesso numero e la stessa data; oltre quella finestra si rientra con altre modalità e la numerazione cambia. Una fattura scartata e mai ripresentata resta una fattura non emessa, con tutto quello che ne segue.

La conseguenza per il gestionale è una sola, e non è tecnica: si corregge prima. Un totale sbagliato scoperto mentre l'auto è ancora sul ponte costa due minuti; lo stesso totale scoperto da un codice di errore costa una procedura. Come si corregge un documento già uscito sta sulla pagina della fatturazione.

Conservazione: dieci anni, e il PDF nella cartella non è conservazione

Emettere e conservare sono due obblighi distinti, e vengono confusi di continuo perché succedono nello stesso momento e spesso li fa lo stesso fornitore. Non è la stessa cosa, e si scopre quando uno dei due si interrompe.

Due punti fermi:

  • L'originale è il file, non la stampa. Il PDF che apri e il foglio che consegni al cliente sono copie. Quello che va conservato è il documento elettronico.
  • La conservazione a norma non è un backup. È un servizio con requisiti propri, e una cartella sincronizzata sul computer dell'ufficio non li soddisfa — per quanto ordinata sia. Il periodo è di dieci anni.

Chi la fa, in pratica, è uno di tre: il canale che trasmette, il commercialista, oppure il servizio di conservazione dell'Agenzia delle Entrate. Su quest'ultimo vale la pena essere precisi, perché è gratuito e per questo se ne parla molto: esiste, ma va attivato con un'adesione esplicita. Non parte da solo per il fatto che fatturi. Chi lo dà per scontato scopre anni dopo di non avere niente da nessuna parte.

Tre domande, e la risposta va per iscritto:

  • Chi conserva le mie fatture, e da quale data?
  • Per quanti anni, e con quale adesione firmata da me?
  • Se cambio fornitore, l'archivio resta consultabile ed esportabile, o resta di là?

L'ultima è quella che si paga. Un archivio che vive solo dentro un abbonamento tiene in ostaggio la disdetta, e il conto arriva anni dopo — sotto forma di un canone che paghi solo per poter guardare il tuo passato.

Il confine, di nuovo esplicito: la conservazione a norma non la facciamo noi.

Quello che cambia davvero succede in accettazione

La fattura elettronica non cambia il lavoro in officina. Cambia il momento in cui un dato sbagliato diventa caro, e lo sposta all'indietro: prima l'errore si correggeva sul foglio, adesso il documento parte, viene controllato e può tornare indietro.

Da qui tre abitudini che valgono più di qualunque funzione:

  • L'anagrafica si completa quando il cliente è davanti a te, insieme alla targa e ai chilometri. Non alla consegna, con uno che ha già le chiavi in mano e un piede fuori dalla porta. Quali dati servono a un'azienda e quali a un privato stanno sulla pagina della fatturazione.
  • Qualcuno apre le ricevute. È l'unica abitudine davvero nuova di tutta la faccenda, e non richiede software: richiede che sia deciso chi, e che se ne accorga entro il giorno dopo e non entro il mese dopo.
  • La numerazione sta in un posto solo. Se un documento nasce nel gestionale e un altro nasce a parte «perché era veloce», la serie ha due padroni. Un numero doppio non lo spiega nessuno.

Notare cosa non c'è in questo elenco: non c'è niente sull'XML. Il tracciato è un problema del canale che trasmette, e va bene così. Quello che non può risolvere nessun canale è un documento nato da dati raccolti male, perché quei dati si raccolgono in un posto solo — sul piazzale, quando la macchina arriva.

Cinque domande al commercialista, e le stesse a chi trasmette

Sono le cinque risposte che decidono se questa faccenda è sistemata oppure solo mai successa finora. Vanno chieste una volta e messe per iscritto, perché una risposta data al telefono non si ritrova nel momento in cui serve.

  • Chi trasmette allo SdI, con quale canale? Nome e cognome del servizio, non «ci pensiamo noi».
  • Qual è il codice destinatario o la PEC registrati per la mia officina? È l'indirizzo a cui arrivano le fatture dei fornitori. Chi non lo sa, di solito non sa nemmeno dove finiscono.
  • Chi controlla le ricevute, e in quanto tempo mi avvisa se una fattura è stata scartata? Se la risposta è vaga, la persona sei tu.
  • Chi fa la conservazione, da quale data, per quanti anni? E l'adesione, l'ho firmata io o si dà per scontata?
  • Se cambio fornitore o commercialista, l'archivio resta mio e in che formato esce?

Una nota sul tono, perché conta: non sono domande diffidenti. Sono le stesse che il commercialista si aspetta da un cliente che ha capito come funziona, e quasi sempre ha già la risposta pronta. L'unico caso in cui creano imbarazzo è quello in cui era il caso di farle.

Come si mette in fila, se oggi il documento nasce a mano

Quattro passi, e nessuno dei quattro è un acquisto.

  • Decidi dove nasce il documento. Un posto solo: accettazione, lavoro, documento finale. Finché il preventivo sta su un blocchetto e il totale si riscrive altrove, ogni passaggio è un'occasione per un numero diverso.
  • Completa le anagrafiche prima. Partita IVA e recapito per le aziende, codice fiscale per i privati, e la targa che tiene insieme tutto lo storico. È il passo più noioso e l'unico che previene gli scarti.
  • Metti per iscritto chi trasmette e chi conserva. Le cinque domande stanno qui sopra. Mezz'ora, una volta.
  • Assegna a una persona la lettura delle ricevute. Dieci minuti, non tutti i giorni, ma con un nome sopra.

E un passo che non è un passo: cambiare gestionale per «mettersi a norma». La norma la soddisfa il canale che trasmette e conserva, non il programma con cui accetti le auto. Il gestionale serve a un'altra cosa — a far sì che quando quel canale chiede un dato, il dato ci sia già e sia giusto. Se il documento oggi si riscrive a mano da un foglio all'altro, il problema che hai non è la fattura elettronica: è il gestionale.

Parliamoci chiaro

Domande frequenti

Posso emettere anche le fatture?

Sì. Le fatture nascono direttamente dall'ordine di lavoro — numerazione progressiva, bloccabili, come PDF e su richiesta come fattura elettronica EN 16931.

Come posso accedere?

Scrivici per l'attivazione della tua officina — ricevi il tuo accesso con tutte le funzioni. Il sito demo mostra prima la vista cliente: un'officina di esempio con sito web e prenotazione online.

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